Scrittori della Notte: liberi di scrivere

Posts written by The Aster

  1. .
    A un certo punto (probabilmente lo sai quale XD) mi hai strappato un sorriso.

    Bel lavoro :D
  2. .
    CITAZIONE
    Dal vuoto non distoglie,
    Sveglia le nostre menti contorte
    Mezz'ora prima
    Che ci raggiunga la morte.

    .

    A me invece è piaciuto più questo.

    Nel complesso, l'ho trovata gradevole. :D
  3. .
    Molto drammatica e che dà da pensare. Bravo. :D

    CITAZIONE
    sdraiato sul divano con in una mano una birra e una fetta di pizza nell’altra, a

    Questa l'avrei fatta:

    sdraiato sul divano, in una mano una birra, nell’altra una fetta di pizza
  4. .
    CITAZIONE
    Inizio a lavorare alle 11.30 invece che alle 8.00/9.00.

    Envy...
  5. .
    L'ho trovata bella ed interessante. :D

    PS: se posso chiedere, come mai ci sono riferimenti all'Irlanda?
  6. .
    E alla fine come è andata? O.o

    Dai scherzo XD

    Non è malaccia. La vedrei come incipit di una storia a se stante.
  7. .
    In teoria, sì.

    PS. Come fai a non crollare sul cuscino alle due del mattino? XD
  8. .
    Riprendo quanto detto da Johnjack:

    CITAZIONE
    «Non esiste un criterio o un requisito per i Magus» afferma infine Johnjack. «Chiunque, e ripeto, chiunque può diventarlo

    Vale per i Magus come per i Quagus.
  9. .
    Lo scoprirai :D

    Non è Celeste :vampire:
  10. .
    Ad orecchio direi che è stata gestita bene. Molto evocativa e, a tratti, filosofica.
  11. .
    Chiedo scusa per il ritardo, ma il lavoro mi ruba parecchio tempo e forze. :sorry:

    CITAZIONE
    È un bel problema che si ricordi di qualcuno al pozzo.
    A parte lui, è un capitolo tranquillo. Mi chiedo a cosa stia preparando il campo...

    CITAZIONE
    perché* ricorda? l'incantesimo che fa dimenticare le cose, non fa effetto su di lui, a quanto pare.

    Se fate attenzione al titolo, questa era solo la prima parte della mattinata di Lucio in quanto Quagus. Devono ancora accadere un altro paio di cose interessanti.

    Per quanto riguarda Willy, non posso ancora esprimermi.

    Rimanete in stand by :D
  12. .
    CITAZIONE
    Rannicchiato su se sesso

    Stesso.

    C'è molto dramma in questo breve racconto, è stato molto difficile leggerlo in tal senso. Mi ha colpito, specie il finale. Bel lavoro.
  13. .

    Capitolo 20

    Una strana mattinata.

    Parte I

    Tafferuglio a Passo della Cavalletta




    «Ma tu pensa! Quindi, voi due vi conoscete già!» dice allegra nonna.

    Ci troviamo in cucina.

    Io. Lei. Aurora.

    Nonno, invece, è indaffarato col servizio bar all’ingresso della Locanda.

    I clienti che dormono da noi, di solito, fanno colazione in sala da pranzo, che è più spaziosa e accogliente. Nonna, però, ha insistito che Aurora mangiasse assieme a me, così che potessi farle compagnia, essendo lei l’unica ospite della Locanda.

    Prima, mentre ero sotto la doccia, ho riflettuto un po’ su quei strani singhiozzi che ho sentito, e mi sono convinto che centra qualcosa la faccenda dei Magus.

    Va be', so che era facile da intuire. Johnjack mi aveva accennato qualcosa a proposito, prima di lasciarci.

    Ma per certe cose, io sono lento, okay?!

    Però...

    Non capisco come ho fatto a finire nel mio letto, con più di un’intera ora scomparsa dalla testa.

    E ben riposato, aggiungo…

    ….



    Mah…





    Be’, io e Johnjack ci faremo una bella chiacchierata, quando ci rivedremo per la prima prova.

    Poco, ma sicuro.

    Anche perché chiedere aiuto ad Aurora è stato del tutto inutile.

    Neanche il tempo di accennarle la questione, che se n’è immediatamente lavata le mani – citazione storica insegnataci dal Prof a scuola – dicendo:

    «Scusa, Lucio. È il tuo Maestro che deve occuparsi di te, non io. Ora sei uno dei rivali del mio Quagus».

    Perciò, fine della storia...

    ...

    ...

    Almeno, per il momento.

    Nonna è felice di vedermi ingurgitare, in un paio di morsi, il terzo toast spalmato di marmellata che mi ha preparato.

    Sapete, io evito la marmellata come la peste. È l’unica cosa dolce che detesto.

    E lo dice uno che va matto per le cose dolci.

    Ma per saziare l’enorme fame - e visto che ho già divorato le ultime brioche che avevamo - sono stato costretto a mettere da parte il mio disgusto.

    Però nonna non si deve fare strane idee.

    Un evento del genere non ricapiterà mai più!!!

    «Ci siamo visti l’altro ieri» le rispondo. «Ahm…»

    O, cipicchia, e adesso?

    Non posso mica dirle dove veramente ci siamo conosciuti…

    Né il modo…





    «In biblioteca» mi soccorre rapida Aurora, accarezzandomi i ricci «è là che ho fatto la conoscenza di quest’ometto».

    «Giusto, in biblioteca! Volevo dirtelo, nonna, ma col casino di ieri, me ne sono totalmente scordato».

    «Casino? Cosa intendi per casino, Lulù?»

    «Be’, la nevi-»

    Soffoco un gemito sul nascere.

    O meglio, sono le mie labbra a farlo.

    Si sono chiuse, contro la mia volontà.

    Preoccupato, le tocco con le dita, ma non sento nulla di strano.

    Provo ad aprirle muovendo la mandibola.

    Non ci riesco…

    Sono come incollate tra loro!

    Sento puzza di incantesimo…

    «Gradirei molto un’altra tazza del tuo buonissimo tè, Concetta» chiede con garbo Aurora alla nonna.

    «Ma certamente» risponde lei. «È buono, non è vero? Lo faccio con delle erbe che una mia parente mi spedisce dalla Calabria »

    «È delizioso».

    «Te lo preparo subito. Lulù, tu vuoi qualcos’altro?»

    Cerco di risponderle senza risultato, perché impossibilitato ad aprir bocca.

    Letteralmente…

    Quindi scuoto la testa.

    «Bene. Ah, Aurora, questo pomeriggio sale il camion dei rifornimenti. Ricordi cosa ti avevo spiegato ieri?»

    «Sì, ma per il momento sono a posto. Grazie».

    «Capisco. E tu, Lulù? Se vuoi qualcosa, la scrivo nell’ordine che dobbiamo fare per la Locanda».

    Riprovo un’altra volta a parlare, mugugnando nel tentativo di farcela, e ad un tratto le labbra si decidono finalmente ad aprirsi.

    Dalla bocca mi escono, scoppiettando, delle bolle di saliva.

    «Ma Lulù, cosa ti metti a fare?» domanda nonna, cercando di mascherare l’imbarazzo.

    «M-Mi dispiace…» dico mentre asciugo le labbra col fazzoletto. «Mi è… scappato?»

    L’ho detto come se me lo stessi domandando da solo.

    «Scusalo, Aurora. Di solito Lulù non si comporta così».

    «I bambini sono bambini, Concetta. Non ti preoccupare».

    Ma sentitela…

    Io non sono un bambino, Aurora.

    Ho tredici anni!

    Ad ogni modo…

    «Mi hai fatto un male cane!» sussurro ad Aurora, intanto che nonna è distratta con la preparazione del tè. «Perché cipicchia mi hai pestato il piede?»

    «Consideralo un favore, Lucio. Il primo ed ultimo da parte mia. Non devi mai, e ribadisco, MAI e poi MAI farti scappare una sillaba a proposito della magia o dei Magus, non al di fuori di noi. Causeresti parecchi problemi. A te stesso e a tutti gli altri».

    «Ma non stavo affatto-»

    «Sì, invece. I tuoi nonni non hanno più memoria della neve blu di ieri. Nessun altro, a Passo della Cavalletta, se la ricorda più».

    «C-Cosa?» Le lancio uno sguardo d’accusa. «Sei stata tu?»

    Aurora scuote il capo.

    «Non ho intenzione di darti altri aiuti, Lucio. Se vuoi delle risposte, va da quell’irresponsabile del tuo Maestro».

    Come se sapessi che fine ha fatto Johnjack…

    «Almeno puoi garantirmi che i nonni stanno bene?»

    Aurora annuisce.

    «Su questo puoi stare tranquillo. La magia sa essere dispettosa, delle volte; ma mai farebbe del male a qualcuno».

    Be’, meglio così…

    ...

    ...

    Esco dalla Locanda in fretta e furia.

    La colazione ha portato via più tempo - e toast alla marmellata - di quanto mi aspettassi. Non solo sono davvero in ritardo, ma mi sono pure perso il mio programma preferito del mattino.

    Sarà una faticaccia convincere Celeste a prestarmi l’iPad per vedermela in streaming durante la ricreazione...

    ...

    ...

    Cipicchia, non vedo l'ora di avere un tablet tutto mio!

    Sono nel pieno della corsa quando sento delle urla nei pressi della piazza. Là, un gruppetto si era radunato intorno a quella che, dopo essermi avvicinato, comprendo essere l’auto di pattuglia dei due brigadieri.

    Solo che loro due non ci stanno.

    «Ti decidi a calmarti o no?!» ordina severo il Maresciallo.

    La sua presenza lì in mezzo significa guai seri...

    «Amico mio, cos’è che ti ha alterato tanto da farti scendere fin qui? Spiegati» aggiunge poi con gentilezza qualcun altro.

    È il Sindaco Leo, lo riconosco dalla voce.

    Ma che cipicchia sta succedendo?

    Mi faccio strada nel gruppetto e guadagno un posto in prima fila tra Franco il Muratore, Giuseppe il Guardiano dell’Acqua, ed Elena la Fioraia.

    «Amico?! Amico?!» sbotta agitato l'uomo al centro dell’attenzione. «Tu non ssssei mio amico!»

    Ed ecco che fa la sua comparsa il già citato Sputa S. Willy, un anzianotto molto in carne, con la barba lunga e i denti giallastri. Veste un impermeabile grigio e muove le braccia convulsamente, in preda alla furia.

    «Un amico le mantiene le promesssse! Tu non lo hai fatto!»

    «William, in nome di nostro Signore, io…»

    «NO!» strepita Sputa S. Willy al Sindaco Leo. «NO! NO! NO! Lui non lo devi nominare! Lui non ha colpe! Non ne ha mai! Ssssolo tu! TU!»

    «Ma… Ma si può sapere che cosa ti avrei fatto?»

    «Avevi promesssso che dopo il calar del ssssole il cimitero ssssarebbe sssstata cassssa mia, che nessssuno ssssi ssssarebbe mai avvicinato, a patto che avessssi tenuto i bambini lontani dal pozzo per te!»

    Mi pare evidente da dove derivi il soprannome Sputa S. Willy, no?

    Per vostra informazione, il custode del cimitero ha avuto un incidente, qualche anno - e chilo – fa.

    Uno scontro con un pugno, per la precisione.

    Gli son saltati via un paio dei denti davanti.

    «E così è, William» assicura il Sindaco Leo.

    «No, invece! Ieri notte ho vissssto un’ombra muoverssssi nel cimitero. C'era qualcuno. Qualcuno che non doveva esssserci. Ho afferrato il casssstigamatti e ssssono usssscito. Ho ssssetacciato l’intera zona, per trovare e dare una lezione a chiunque ssssi fosssse permesssso a non risssspettare la mia... il riposssso dei morti. E l’ho trovato, accanto al pozzo!»

    «Aspetta un momento, vecchio!» s’intromette il Maresciallo. «Da quand'è che possiedi un castigamatti?»

    «Mi sssserve per difendermi dagli scocciatori».

    «E dove l’hai preso?»

    « L’ho fatto io, con quesssste mani».

    «Per piacere, Maresciallo, rimandiamo il discorso a più tardi» dice il Sindaco Leo. «William, va avanti con la tua storia. Chi hai trovato vicino al pozzo?»

    «Il demonio».

    «Come, prego?» domanda il Maresciallo, palesemente scettico.

    «Era il demonio. Ne ssssono certo».

    «Non è che ti sei confuso con qualche animale?» domanda il Sindaco Leo. «A volte la paura ci gioca brutti scherzi».

    «Ribadissssco che era lui. L’ho riconossssciuto quando l’ombra ssssi è fatta uomo. Ma uomo non era. Nossssignore. Era il demonio in perssssona, e ssssi faceva beffe di me!»

    «E tu, a quel punto, cosa avresti fatto?» chiede il Sindaco Leo.

    «Ho tentato di mandarlo via, con tutte le mie forze. Ma il demonio è troppo potente. Ha evocato un diavolo ssssuo pari dalle profondità dell’inferno, una besssstia grassssa e pelossssa. Questa ha iniziato ad attaccarmi, voleva portarmi via l' anima, trasssscinarla negli inferi. Ma ssssono riusssscito a filarmela e a trovare riparo in cassssa. Gli angeli devono avermi protetto».

    «Toglimi una curiosità» fa il Maresciallo, «prima di avvistare questo... demonio di cui vai farneticando, cosa stavi facendo?»

    «Perché?»

    «Rispondi alla domanda, vecchio. È un ordine!»

    «Maresciallo, un po' di delicatezza con William...»

    «Lo so io che stava facendo il suo custode, signor Sindaco» continua il Maresciallo. «È da quando è arrivato che il suo alito mi sta nauseando. Quanto hai bevuto?»

    Sputa S. Willy lancia uno sguardo risentito al Maresciallo.

    «Ssssolo un goccetto»

    «Soltanto?»

    «D’accordo, forsssse qualcuno di più. Ma non è quessssto il punto. Il demonio- »

    «Cosa ti dà la certezza che ciò che “hai visto” sia stato davvero il “demonio”, e non il parto di una sbronza coi fiocchi?» domanda il Maresciallo.

    «I vivi lassssciano dei ssssegni. Quelle due besssstie immonde no. Passssate un paio d’ore, ho raccolto quel poco di coraggio che mi era rimassssto e ssssono andato a controllare il perimetro del pozzo. Era pieno di orme, a bizzeffe, ma…»

    «Tiro a indovinare» lo interrompe il Maresciallo. «Erano le tue, giusto?»

    «Ssssì, però…»

    Da qui smetto di ascoltare, perché Franco il Muratore mi poggia la mano callosa sui ricci e mi dice: «Ragazzo, è meglio che tu vada, prima che quel matto ubriacone usi un linguaggio inappropriato alle tue orecchie».

    Vorrei rispondergli che Celeste mi ha abituato a peggio, ma poi interviene Elena la Fioraia.

    «Ha ragione lui, Lucio. E poi, non dovresti essere già a scuola?»

    ...

    ...

    Cipicchia, la scuola!

    Me n’ero scordato!

    Sarà tardissimo!

    Mannaia!
  14. .
    La faccenda si fa più complicata, e mi sorge il dubbio che quel suicidio e quello che starebbe per accadere non siano stati predisposti da una mente contorta, qualcuno a cui piace giocar con le persone convincendole a porre fine alle loro vite...
  15. .
    PRIMA DI POSTARE QUALCOSA È OBBLIGATORIO, COME DA REGOLAMENTO, COMMENTARE LO SCRITTO DI UN ALTRO UTENTE.
11524 replies since 5/6/2011
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